Immagina questo.
Stai camminando sullo sterrato, aria fresca di novembre, le vigne spoglie ai lati.
A un certo punto, in mezzo ai sassi, vedi quel piccolo essere con le zampe chilometriche che ondeggiano piano, come se stesse facendo attenzione a non svegliare la terra.
È un opilione, uno dei personaggi più tranquilli del bosco.
Non sa pungere, non sa mordere, non sa fare ragnatele.
Lui si arrangia. Cammina e osserva, come un vecchio saggio che non parla mai.
Quando si sente minacciato, non scatta.
Lascia lì una zampa, che rimane a tremare sul terreno come se avesse vita propria.
Mentre il predatore guarda confuso, lui si allontana piano, quasi con classe, come chi dice:
“Tieniti pure quella. Io vado.”
Sotto i sassi delle colline di Cazzano di Tramigna ne vivono tanti.
In estate si riuniscono tutti insieme, appesi uno all’altro, formando un groviglio enorme che pulsa.
Sembra una creatura unica, ma è solo un gruppo di timidi che si fanno coraggio.
Eppure, nonostante l’aspetto un po’ strano, è un fossile vivente: identico a com’era 400 milioni di anni fa.
Ha visto passare ere glaciali, montagne che si alzavano, vigne che non c’erano ancora.
E adesso, dopo tutto quel tempo, eccolo lì.
A 500 metri di altezza, su un sentiero tra sassi e filari, che ti attraversa la strada con le sue zampe sottili e una calma che quasi ti obbliga a rallentare anche tu.





